(di Daniele Giuliotti)
-"I CINQUE CRITERI DI ULTIMA VISIONE"-
VOTO
3
PERCHÈ VEDERLO
Se siete completisti di King, se vi incuriosisce l'idea di un sequel di Shining, se pensate che Mike Flanagan sia una delle poche speranze dell'horror
PERCHÈ NON VEDERLO
Se non volete veder toccato il capolavoro di Kubrick
MOMENTO PERFETTO
?
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C’è un errore fondamentale in questo Doctor Sleep, ideale ed ideologico. E stavolta (ma quando mai, in realtà, lo è?) non è la volubile aderenza al romanzo d’origine (di cui stravolge parte del sunto e della conclusione), né il discutibile utilizzo del digitale, grande nemico della paura: è il volersi affiliare, se non proprio gemellare, al capolavoro The Shining del compianto maestro Stanley Kubrick. Non è lesa maestà, ed i rimandi, essendone un sequel, ci stanno tutti. L’errore, quello grosso, è strizzare l’occhio, inserire spezzoni del film precedente (senza necessità narrative o funzioni meta vedasi, in posizioni opposte ma convergenti, Avengers: Endgame e The House that Jack Built) per rivendicarne la parità, per mettersi direttamente al fianco del Capolavoro. Con una notevole dose di coraggio il discontinuo Mike Flanagan si ingegna a dare un seguito diretto (con attori diversi, ovviamente) agli eventi degli anni ‘80 e, non contento, a ridar vita a suo modo agli incubi dell’Overlook Hotel, papà Jack Torrance compreso. Il problema risulterà evidente un po’ a tutti: non funziona. Quello che in Kubrick era glaciale, spaventoso, spettrale ma visceralmente tangibile qui è quando va bene un patetico scimmiottamento, falso, “uguale” ma peggiorato, fin ridicolo.
L’ostacolo principale è qui tematico: le visioni dell’Overlook funzionavano e spaventavano perché iscritte in un preciso contesto sia spaziale che di significato, ovvero il senso di profondo attanagliamento, il sentirsi soffocato da una vita insoddisfacente di Jack prima e il conseguente crollo delle sicurezze familiari nel piccolo Danny. Shining (più il film che il romanzo) era una ghost story intima ed intimista, quasi un dramma da camera, con stanze moltiplicate. Nel romanzo Doctor Sleep King aggirava saggiamente (anche per limiti narrativi, avendo il romanzo precedente un ben diverso finale rispetto al film) il problema di un sequel-fotocopia ampliando il respiro e, letteralmente, andando a giocare in un altro campionato. Dove nel primo l’ambientazione era claustrofobica, qua tutto si espande all’America intera, dove la luccicanza era un qualcosa di intimo qui è moltiplicata, condivisa: insomma, alla struttura del romanzo di fantasmi si sostituisce quella del romanzo d’avventura.
In questo adattamento l’incedere è più incerto: si inizia stando piuttosto fedeli al romanzo, decidendo poi però, contemporaneamente, di dare anche un seguito alla pellicola (due opere a loro modo indipendenti, pur nate dalla stessa matrice), cercando di recuperarne lo stile, oltre che i fantasmi. Il cambio di passo è evidente, e porta ad una brutta caduta: inscritti in un contesto più ampio e fantasy, le spaventose gemelline o la orribile signora della stanza 237 diventano ridicole presenze fuori tempo e fuori luogo, delle citazioni estrapolate dal contesto originale e snaturate, messe solo in bella mostra come cimelio.
Oltre a questo “peccato originale” cosa resta? Poco: due ore e mezza che faticano a decollare, non per la trama comunque avvincente, ma per la costante incertezza di Flanagan (qui più vicino alla piattezza televisiva di Hill House che alla sincera suspense minimale di Gerald’s Game, suo film migliore e uno dei migliori adattamenti kinghiani tout-court) sul tono da tenere, indeciso tra tensione, squarci surreali di non sempre buona fattura, qualche impennata gore e una indagine al limite del poliziesco che riserva forse i momenti migliori del film (la ricerca del guanto da baseball e l’imboscata al “Nodo” sono episodi piuttosto felici). Ci toccherà pulirci occhi e coscienze riguardando (magari nell’edizione completa da poco arrivata anche in Europa) per l’ennesima volta il vero Shining.
DOCTOR SLEEP
USA 2019, Colore, 153'
Regia: Mike Flanagan
Cast: Ewan McGregor, Rebecca Ferguson, Kyliegh Curran, Bruce Greenwood

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