di Simone Carpi e Daniele Giuliotti
Ecco qua la classifica dei 10 MIGLIORI FILM DEL 2019, secondo lo staff di "ULTIMA VISIONE: Il cinema da vedere".
Enjoy
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#9: Il Mule - Il Corriere (C. Eastwood)
#3: Burning (L.Chan-Dong)
#1: Once upon a time in Hollywood (Q. Tarantino)
Che regista imprevedibile, Quentin! Basta un solo minuto per capire che un film porta la sua firma, ma allo stesso tempo ogni opera è spiazzante e diversa dall'altra. Fin dall'inizio ha fatto suo il cinema di genere, frullandolo e rimescolandolo ad influenze sempre più eterogenee: questo Once Upon a Time in...Hollywood ha proprio l'aura del punto di arrivo, però, il raggiungimento di un cinema puro, libero da ogni vincolo narrativo e da ogni caratteristica di genere. È Tarantino, punto. Pubblico e critica si sono spaccati, ed è inevitabile: il film viaggia su binari inattesi, sempre sospeso tra Storia, fantasia, omaggio e "genere", diventando una titanica e folle fiaba su un mondo che non esiste più e che, forse, non è mai esistito. Perfetta la coppia di protagonisti e luminosa Margot Robbie, che con pochissimi dialoghi riesce ad essere una presenza costante e a dare, a suo modo, un tono magico al film.
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Ecco qua la classifica dei 10 MIGLIORI FILM DEL 2019, secondo lo staff di "ULTIMA VISIONE: Il cinema da vedere".
Enjoy
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Che Jia Zhangke sbagli davvero poco è un dato di fatto, ma dopo tre prove impegnative e meravigliose aspettarsi un capolavoro del genere era da pazzi. Ed invece questo I figli del fiume giallo è un capolavoro vero, sincero. Girato con una maestria sorprendente, ci parla di un Paese sfiorandolo e basta, in una trama che mischia dramma umano e cinema di genere. E regala una scena d'azione che piacerebbe di certo a Johnnie To. Chapeau.
#9: Il Mule - Il Corriere (C. Eastwood)
Quante volte è stato dato per finito Eastwood? Bastano un paio di film non all'altezza delle aspettative ed è bello che spacciato. Poi salta fuori con un film come questo, e c'è poco da dire: per quanto per il sottoscritto da Gran Torino in poi Eastwood di film brutti non ne abbia fatti nemmeno lontanamente, The Mule è un piccolo miracolo. Partendo da una storia vera, come suo solito, gira un meraviglioso elogio della vecchiaia per dimostrarci, se mai ce ne fosse bisogno, che è tutta una questione di spirito. Divertente, teso, anche commovente: davvero volevamo di più?
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#8: La paranza dei bambini (C.Giovannesi)
Educazione Napoletana. Partendo da un romanzo di Saviano ed ancora in piena Gomorra-mania (la serie, ovviamente, non il capolavoro di Garrone), riesce miracolosamente a tenersi lontano da ogni spettacolarizzazione e non ha alcun timore di non piacere. Fedele al suo cinema "dal basso", Giovannesi dipinge un ritratto delicatissimo eppure efficace e crudo di una gioventù attirata spontaneamente al male, anche se naturalmente "buona". Davvero splendido nella sua anti-spettacolarità, un esempio di cinema puro come in Italia si fa sempre meno.
L'immortale? Suburra? Le ultime 2 stagioni di Gomorra?
Flavio Tranquillo dice che "Se ami lo sport, non puoi non amare la pallacanestro".
Beh se ami il cinema non puoi non amare questo film.
ps: i titoli in prima citati sono monnezza allo stato puro.
#7: Parasite (J. H. Bong)L'immortale? Suburra? Le ultime 2 stagioni di Gomorra?
Flavio Tranquillo dice che "Se ami lo sport, non puoi non amare la pallacanestro".
Beh se ami il cinema non puoi non amare questo film.
ps: i titoli in prima citati sono monnezza allo stato puro.
Disturbante, divertente, forsennato, assurdo, reale, irreale.
Un film folle di un regista folle. Sembra uscito nel 2020, o forse nel 2030. Finale clamoroso, cast senza senso. Un bello schiaffo all'occidente
Un film folle di un regista folle. Sembra uscito nel 2020, o forse nel 2030. Finale clamoroso, cast senza senso. Un bello schiaffo all'occidente
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#5: The Rider - Storia di un Cowboy (C.Zhao)
Quando si parla di cinema indipendente americano sempre più spesso si pensa a quel tipo di cinema forzatamente autoriale e volutamente cheap che tanto piace al Sundance. Invece qui il cinema indipendente splende di tutta la sua lucente bellezza: trama scarna, interpreti (non professionisti, che interpretano loro stessi) misuratissimi e nessun sentimento a buon mercato. Con una delicatezza fuori dal comune ci racconta una storia semplice di vite ai bordi, ai margini del bel mondo che siamo abituati a vedere. Un pugno ed una carezza, il tutto in perfetto equilibrio, un vero miracolo. E, senza pretenderlo, rapisce e commuove.
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L'amore e i suoi spazi vuoti. Se c'è una cosa che a Lee Chang-Dong riesce bene (vedere anche il precedente, bellissimo, Poetry) è sondare, senza didascalismi, l'animo umano, specie quello più tormentato. E lo fa con uno stile sospeso, fatto di lunghe inquadrature e pochi dialoghi: per lo spettatore può essere complicato entrare, ma quello che restituisce è densissimo e meraviglioso. Un'esperienza che merita di essere vissuta.
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#2: The Irishman (M. Scorsese)
Ci sarebbe da dire troppe cose su questa Opera (ne abbiamo parlato qui e anche qui infatti).
Non vogliamo dire altro se non: guardatelo e riguardatelo. Questa è Arte che passa una volta ogni 20 anni.
Perchè non è al 1° posto? Perchè Netflix ha avuto l'indecenza di promuoverlo in pochissime sale e solo per tre giorni, e quindi questa è la nostra piccola forma di protesta contro questo scempio. SHAME!
Non vogliamo dire altro se non: guardatelo e riguardatelo. Questa è Arte che passa una volta ogni 20 anni.
Perchè non è al 1° posto? Perchè Netflix ha avuto l'indecenza di promuoverlo in pochissime sale e solo per tre giorni, e quindi questa è la nostra piccola forma di protesta contro questo scempio. SHAME!
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Che regista imprevedibile, Quentin! Basta un solo minuto per capire che un film porta la sua firma, ma allo stesso tempo ogni opera è spiazzante e diversa dall'altra. Fin dall'inizio ha fatto suo il cinema di genere, frullandolo e rimescolandolo ad influenze sempre più eterogenee: questo Once Upon a Time in...Hollywood ha proprio l'aura del punto di arrivo, però, il raggiungimento di un cinema puro, libero da ogni vincolo narrativo e da ogni caratteristica di genere. È Tarantino, punto. Pubblico e critica si sono spaccati, ed è inevitabile: il film viaggia su binari inattesi, sempre sospeso tra Storia, fantasia, omaggio e "genere", diventando una titanica e folle fiaba su un mondo che non esiste più e che, forse, non è mai esistito. Perfetta la coppia di protagonisti e luminosa Margot Robbie, che con pochissimi dialoghi riesce ad essere una presenza costante e a dare, a suo modo, un tono magico al film.
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