(di Simone Carpi)
- I 5 CRITERI DI "L'ULTIMA VISIONE"-
VOTO
VOTO
8
PERCHÈ VEDERLO
se amate l'Oriente e/o il cinema gangster
se amate l'Oriente e/o il cinema gangster
PERCHÈ NON VEDERLO
se odiate Jared Leto, se il cinema orientale che conoscete è "Jackie Chan"
se odiate Jared Leto, se il cinema orientale che conoscete è "Jackie Chan"
MOMENTO PERFETTO
Quando siete incazzati, quando piove
Quando siete incazzati, quando piove
Tradimenti di patria-famiglia-fazione-nazione, pistole, katane, teste perforate, mignoli mozzati tutto su un bel sfondo rosso sangue.
Eppure questo "The Outsider" è un film che parla di accoglienza, di famiglia e di valori.
Il protagonista dapprima doveva essere Michael Fassbender, poi Tom Hardy diretto da Takashi Miike (cazzo-che-figata-immane-sarebbe-stato), e infine arriviamo al tridente ufficiale: un danese, Martin Zandvliet (chi? non è il regista più famoso di Danimarca, quello è quel figlio di buona donna di Nicolas Winding Refn, ma comunque la sua opera prima merita), che dirige un americano (Jared Leto), in un film giapponese.
Strano vero?
E in effetti quello che esce da questo film non è il classico "film orientale" sulla Yakuza (stile Sonatine, ad esempio), o il classico film sui gangster (Quei bravi ragazzi), e nemmeno il classico film danese (cose a caso come Solo Dio Perdona), ma un mix delle tre cose, e la mistura che ne esce è buona, e ancora più importante, è diversa dal solito.
La regia è la classica regia "asciutta" nordeuropea con una fotografia che predilige i toni freddi e le piogge autunnali (di un Giappone che noi vediamo "tutto a colori" su Instagram a dire il vero, e quindi meglio perché più vero).
La narrazione è tipicamente orientale nella forma, infatti il film non doppiato in italiano è una scelta che ritengo consapevole e giusta visto il continuo giocare fra il giapponese e l'americano nel film stesso come metodo di inclusione/estraniamento, e tipicamente orientale anche nella scrittura ("yazuka", "daishu", "wazikashi", "shimatsu", "Kobe", "Seizu" le parole che sentirete e chi faranno spulciare wikipedia come smanettoni).
Infine però l'intera trama del film, è gangster puro: chi ha amato "Quei bravi ragazzi", Casinò, Carlito's Way, ci sente - seppur lontani - dei flebili echi e dei doverosi ringraziamenti.
Per alcuni il finale va in modo, per altri - tipo il sottoscritto - va in un altro (meglio, che bello quando i film ti "sfidano" cosi).
(Vorrei poterlo spoilerare per dare il significato che ci ho dato io che non fa che esaltare il senso stesso del protagonista, del titolo, e del tema del"accoglienza" sopra citata, ma preferisco che siate voi a vederlo e gustarvelo.)
Due ore che scorrono lisce, seppure l'azione (che c'è ed è tanta) sia misurata, controllata e meditata, come la migliore mente del Samurai.
Film passato inosservato dalla "critica", o come direbbe meglio Yamamoto Tsunetomo, "hagakure" ("nascosto tra le foglie").
Ma d'altronde "la critica" ha anche detto che Wonder Woman è un filmone.
The Outsider. Disponibile su Netflix. Approfittatene
Eppure questo "The Outsider" è un film che parla di accoglienza, di famiglia e di valori.
Il protagonista dapprima doveva essere Michael Fassbender, poi Tom Hardy diretto da Takashi Miike (cazzo-che-figata-immane-sarebbe-stato), e infine arriviamo al tridente ufficiale: un danese, Martin Zandvliet (chi? non è il regista più famoso di Danimarca, quello è quel figlio di buona donna di Nicolas Winding Refn, ma comunque la sua opera prima merita), che dirige un americano (Jared Leto), in un film giapponese.
Strano vero?
E in effetti quello che esce da questo film non è il classico "film orientale" sulla Yakuza (stile Sonatine, ad esempio), o il classico film sui gangster (Quei bravi ragazzi), e nemmeno il classico film danese (cose a caso come Solo Dio Perdona), ma un mix delle tre cose, e la mistura che ne esce è buona, e ancora più importante, è diversa dal solito.
La regia è la classica regia "asciutta" nordeuropea con una fotografia che predilige i toni freddi e le piogge autunnali (di un Giappone che noi vediamo "tutto a colori" su Instagram a dire il vero, e quindi meglio perché più vero).
La narrazione è tipicamente orientale nella forma, infatti il film non doppiato in italiano è una scelta che ritengo consapevole e giusta visto il continuo giocare fra il giapponese e l'americano nel film stesso come metodo di inclusione/estraniamento, e tipicamente orientale anche nella scrittura ("yazuka", "daishu", "wazikashi", "shimatsu", "Kobe", "Seizu" le parole che sentirete e chi faranno spulciare wikipedia come smanettoni).
Infine però l'intera trama del film, è gangster puro: chi ha amato "Quei bravi ragazzi", Casinò, Carlito's Way, ci sente - seppur lontani - dei flebili echi e dei doverosi ringraziamenti.
Per alcuni il finale va in modo, per altri - tipo il sottoscritto - va in un altro (meglio, che bello quando i film ti "sfidano" cosi).
(Vorrei poterlo spoilerare per dare il significato che ci ho dato io che non fa che esaltare il senso stesso del protagonista, del titolo, e del tema del"accoglienza" sopra citata, ma preferisco che siate voi a vederlo e gustarvelo.)
Due ore che scorrono lisce, seppure l'azione (che c'è ed è tanta) sia misurata, controllata e meditata, come la migliore mente del Samurai.
Film passato inosservato dalla "critica", o come direbbe meglio Yamamoto Tsunetomo, "hagakure" ("nascosto tra le foglie").
Ma d'altronde "la critica" ha anche detto che Wonder Woman è un filmone.
The Outsider. Disponibile su Netflix. Approfittatene
USA 2018, colore, 120'
Regia: Martin Zandvliet
Cast: Jared Leto

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