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ALLUCINAZIONE PERVERSA [La Recensione in 90 secondi]


(di Daniele Giuliotti)
              
- I 5 CRITERI DI "L'ULTIMA VISIONE"- 
VOTO 
9
PERCHÈ VEDERLO
se amate l'horror d'atmosfera, dove l'effetto non scavalca mai la tensione
PERCHÈ NON VEDERLO
se cercate un film lineare ed ordinato cercate altrove. Ed anche per una serata popcorn e salti sul divano è meglio rivolgersi a qualche horror più recente 
MOMENTO PERFETTO
Quando avete voglia di vedere un bell'horror che allo stesso tempo non vi costringa a spegnere il cervello
FILM SIMILI
Silent Hill di Cristophe Gans (2005)
 Stati di allucinazione di Ken Russel (1980)
 Angel Heart di Alan Parker (1987)
Sacrificio Fatale di  Michael Tolkin (1991)

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L'eredità che un film lascia spesso e volentieri oltre che superarlo (ovviamente, in quanto eredità!) lo inghiotte: è il destino ingrato di tanti film (o opere, libri, dischi...), ispiratori per questa o quella cosa ma destinati all'oblio nelle menti delle generazioni successive, e nei casi più sfortunati anche dei contemporanei. E' questo purtroppo il caso di questo Allucinazione Perversa (orribile adattamento italiano del ben più significativo titolo originale, certamente per sfruttare la fama scabrosa di alcuni successi del regista), cult suo malgrado, maldigerito e presto dimenticato dagli spettatori dell'epoca. 
Facciamo un passo indietro: Adrian Lyne non era certo un nome sconosciuto ai più, all'epoca. Suoi furono infatti alcuni dei maggiori incassi degli anni '80, da Flashdance a Attrazione Fatale, passando per 9 settimane e 1/2. Con la libertà datagli da un decennio sulla cresta dell'onda (almeno degli incassi, perché la critica...beh, diciamo che per valutare con un minimo di oggettività l'importanza di alcuni suoi lavori ci sono voluti 30 anni!), Lyne decise di inaugurare gli anni '90 in modo decisamente sorprendente: con un horror dai non troppo velati echi mistici legato all'ancora scoperta ferita della guerra del Vietnam. Stanco di copioni "popolari", si era innamorato di un trattamento di Bruce Joel Rubin, scritto negli anni '70 (a guerra ancora "calda", pur finita, e con un cinema che faticosamente e criticamente si accingeva a riaprire la ferita, con capolavori come Apocalypse Now (1979) di Coppola o Il Cacciatore (1978) di Michael Cimino) e respinto da più o meno ogni produttore. La nuova vita dello script non sarà molto diversa: nonostante il nome di Lyne, le major fuggirono a gambe levate dal progetto. Come dargli torto: il mood cupissimo, il ricordo della guerra, i richiami religiosi (fin dal titolo!), una trama non del tutto risolta avrebbero spaventato qualsiasi investitore.

La storia, in breve (ed è davvero difficile condensarla), è quella di Jacob (Tim Robbins) laureato in filosofia dalla vita rovinata dall'esperienza alle spalle. Ha un matrimonio fallito alle spalle, da cui ha avuto due figli (il più grande è un Macaulay Culkin pre Mamma ho perso l'aereo), ed una relazione modesta ma funzionante con Jezebel (la bella e sfortunata Elizabeth Pena). La vita di Jacob, già paranoico per natura, è sconvolta dai ricordi (o sono solo allucinazioni?) della sua esperienza bellica e dalla sensazione di essere pedinato: la cosa lo costringerà a riavvicinarsi ad alcuni suoi ex commilitoni che stanno avendo simili esperienze, nella speranza di far luce tra i suoi deliri. 

Come già detto, la scrittura proprio impeccabile non è: la trama si gonfia, si annoda, si riempie di suggestioni non sempre poi risolte. Eppure se il film funziona è anche grazie a questo "caos" organizzato, che ci aiuta (volontariamente? Per pura fortuna?) ad immergerci nell'incubo di Jacob, spiazzandoci e confondendoci. Lyne dirige con la solita perizia e lascia nel cassetto un po' della "patinatura" (che non sempre si è rivelata un difetto nel suo cinema, beninteso) dei suoi cult degli eighties: il film è di una cupezza a tratti disarmante, non sorprende (e qui sta la prima eredità) che sia stato preso a modello, qua e là paro paro, per la saga videoludica di Silent Hill. Gli squarci urbani fumosi e sporchi, gli interni devastati e vuoti, gli ospedali semi-abbandonati, la metro (un tratto reale ma chiuso, che necessitò di un bel restyling per sembrare funzionante): scenari da incubo che rivedremo nei vari capitoli della serie (3 e Homecoming sono i più influenzati dal film, ma i primi due episodi non sono da meno) e nell'omonimo, discreto film del 2005 di Christophe Gans.
Se atmosfera e ambientazione la fanno da padrone, non trascurabile è il fitto ricorso a nomi e citazioni bibiliche. Non tanto per un'effettiva utilità narrativa, quanto, e qui arriviamo alla seconda eredità, per delineare un (sotto)filone del noir anni '90: la deriva mistico-apocalittica. Che gli anni di fine millennio siano stati fortemente influenzati dal senso di fine è indubbio, e quale Fine più definitiva possiamo pensare se non L'Apocalisse? 
Da Il Corvo (The Crow, 1994) a Se7en (1995), passando per semi-horror millenaristici come Giorni Contati (End of Days, 1999) o "demoniaci" L'avvocato del diavolo (The Devil's Advocate, 1997) , fino a sconosciuti quasi-capolavori come Sacrificio Fatale (The Rapture, 1991), fantastica allegoria del sentimento religioso "fondamentalista" di quegli anni diretta da un Michael Tolkin in stato di grazia o a inattesi kolossal fantascientifici (il bellissimo e stroncatissimo Alien³ di David Fincher, 1992). I richiami religiosi, almeno qui, non rappresentano pesanti o scontate metafore, non se ne abusa insomma, ma sono funzionali a creare un'atmosfera sospesa, dove anche dietro a ciò che sembra vero, reale, potrebbe celarsi qualcosa di diverso. Un senso di paranoia costante che ben inaugura gli anni 90, ed è raro che ad inizio decennio un film riesca già a cogliere quello che essenzialmente sarà il mood più rappresentativo. 
In definitiva ci troviamo di fronte ad un film straordinario, poco amato e poco ricordato, un'esperienza coinvolgente che andrebbe assolutamente riscoperta, un film cupo e disperato (ma non compiaciuto della sua disperazione, come sarà sempre più la norma una volta che lo stile diventerà maniera) come se ne fanno sempre meno. E con una parte finale visionaria ed originalissima, un vero pugno nei denti allo spettatore. Che, almeno in questi casi, male non fa!

Post Scriptum: Il film è stato stampato di recente per la prima volta in bluray anche da noi grazie ad una campagna di startup di Cecchi Gori Entertainment. 
Cliccare QUI per avere qualche informazione in più sull'iniziativa 
QUI invece per acquistare una delle poche copie ancora rimaste.

ALLUCINAZIONE PERVERSA (Jacob's Ladder)
USA, 1990, colore, 115'
Regia: Adrian Lyne
Cast: Tim Robbins, Elizabeth Peña, Macaulay Culkin, Danny Aiello  


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