di Simone Carpi
- I 5 CRITERI DI "L'ULTIMA VISIONE"-
VOTO
VOTO
10
PERCHÈ VEDERLO
Perchè forse fra una dozzina d'anni sarà un capolavoro
Perchè forse fra una dozzina d'anni sarà un capolavoro
PERCHÈ NON VEDERLO
....seriamente?
....seriamente?
MOMENTO PERFETTO
Se siete stati lasciati
Se siete stati lasciati
116 minuti di imbarazzo, impotenza, violenza interiore ed esteriore, ma sopratutto indifferenza.
"Ho camminato a lungo durante la notte sulla statale. Nessuno si è fermato" afferma uno spettacolare Jake Gyllenhaal ad un clamoroso sceriffo (Michael Shannon) durante il film.
L'indifferenza della macchina della polizia che non si ferma.
L'indifferenza del nuovo e giovane marito della ex moglie di Jake, cioè Amy Adams.
L'indifferenza di Amy nei confronti del lavoro di Jake quando stavano assieme.
L'indifferenza è l'arma più letale ma sottile, perché a poco a poco, lentamente, è un desolato stillicidio interiore dell'uomo.
Un metafilm che fà del Racconto la sua forza e la sua chiave.
Un romanzo scritto da Jake che diventa chiave di lettura, storia passata, e al contempo parallela, di quella triste distante e fredda vita che conduce la sua ex moglie Amy.
Questo stupendo film è un Noir incredibile. E incredibile da vedere di questi tempi. Noir appunto, infatti il Nero giganteggia, accompagnato da blu scuro, grigio, e marrone scuro, che diventano i colori dominanti nelle scene fredde di Amy mentre legge il romanzo di Jake, che si contrappongono all'ocra, all'azzurro, al rosso e all'arancione, delle scene pulp, violente e intense del romanzo, e infine al vestito verde, come la Speranza che lei indossa nell'attenderlo al loro (re)incontro.
Questo uso didascalico di un'abbacinante fotografia rendono quest'opera di Tom Ford un gioiello per gli occhi, ma non solo.
La magnifica colonna sonora, che ricorda capolavori della storia del Cinema come Viale del Tramonto, o Il Grande Sonno, in forte contrasto con la fortissima e spinta attualità della trama, fanno da maestoso altare a quello che a tutti gli effetti sembra una tragedia greca dai toni freudiani.
L'oculata e appassionata scrittura del film (sempre dello stesso Tom Ford, in evidente stato di grazia) segue sapientemente e coerentemente ciò che spinge ogni personaggio del racconto, senza essere troppo in vista, ma restando al tempo stesso potente e laconica.
"Non dormo mai la notte. Il mio ex marito mi chiamava animale notturno"
E proprio mentre Amy vive il suo vero essere nella notte, che nel romanzo, nella notte, dei diversi Animali Notturni rapiscono l'alter ergo di Amy e della figlia (della quale nella realtà abortirà), rimanendo rapite loro, e rapita la stessa Amy che legge, al punto tale da rivivere lei stessa pedissequamente le "gesta" di Jake nel Romanzo (lui si fa il bagno, lei si fa il bagno etc), quasi come per ricongiungere un legale spezzato, in un tempo e in un luogo del Pensiero, che non esiste più se non nelle loro menti.
Vi è un particolare stupendo e fondamentale, che ad una seconda visione dell'opera, rende questo Animali Notturni un film profondo e magnifico: se Tom Ford, nel romanzo, fa interpretare volutamente Amy da una sua alter ego (Isla Fisher), Jake invece è lo stesso sia nel romanzo che nella vita reale, un uomo letteralmente corroso dal dolore e dal senso di colpa, un debole (come amava definirlo e denigrarlo la mamma di Amy) che non agisce nel romanzo, così come nella propria vita vera, come a voler mostrare la sua stessa coerenza e la sua quasi perversione ed ossessione da scrittore che Amy condanna: "Prova a cambiare tipo di romanzo, sei troppo autobiografico." rimprovera Amy al suo - a breve - ex marito, nei flashback che si vedono nel film, oppure lui in uno dei loro primi incontri: "Voglio tenere vive le cose. Preservare ciò che è destinato a morire...sento che a scriverle dureranno per sempre."
Cosi se Jake trova senso in se stesso solo attraverso la sua arte, cioè la Scrittura, e la usa come arma per difendersi, Tom Ford trova se stesso nella sua arte, cioè il Cinema, attaccando lo spettatore sul proprio divano per tutto il tempo: attonito, impotente, inerme, indifeso, in silenzio.
Un colpo di pistola può uccidere, ma a volte basta averla davanti agli occhi, senza dover premere il grilletto, come sà molto bene Jake.
È l'attesa che uccide.
E il finale di questo film è la sua e sopratutto la nostra sentenza.
Ma come direbbero gli Smiths "È un modo cosi paradisiaco di morire."
FILM INCREDIBILE.
ps: Aaron Taylor-Johnson (Ray Marcus nel film) è il miglior villain degli ultimi 10 anni. Iconico.
USA, 2016, colore, 116'
Regia: Tom Ford
Cast: Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Michael Shannon, Aaron Taylor-Johnson

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