(di Daniele Giuliotti)
- I 5 CRITERI DI "L'ULTIMA VISIONE"-
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PERCHÈ VEDERLO
perché non tutto l'horror che esce oggi, per fortuna, è spazzatura
perché non tutto l'horror che esce oggi, per fortuna, è spazzatura
PERCHÈ NON VEDERLO
se si cerca qualcosa di originale o avanguardistico
MOMENTO PERFETTO
se si cerca una serata (magari di coppia) di spaventi non banali ma nemmeno troppo impegnativi
FILM SIMILI
Saint Ange (2005) e I bambini di Cold Rock (2012) di Pascal Laugier
Quella villa accanto al cimitero (1981) di Lucio Fulci
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Beth è una ragazzina introversa, con la passione per Lovecraft e l’aspirazione di diventare scrittrice. Si sta trasferendo insieme alla madre e alla sorella Vera, più grande e smaliziata, nella casa di una loro defunta zia. Fermatesi in una drogheria per fare benzina, Beth legge un articolo di giornale in cui si parla di alcuni assalti violenti in abitazioni della zona, dove i genitori vengono brutalmente assassinati mentre le figlie risparmiate. Caso vuole, ovviamente, che saranno esse stesse vittime di questi attacchi da parte di un uomo grasso e pelato apparentemente con un ritardo mentale ed una inquietante donna: dopo una violenta colluttazione però la madre riesce, con l’aiuto di Beth, ad uccidere i due. Sedici anni dopo Beth vive a Chicago, è sposata ed è finalmente diventata una scrittrice di successo: mentre si appresta a presentare il suo nuovo libro, ispirato proprio a quegli avvenimenti infernali, si ritrova a dover tornare nella casa di famiglia: Vera, infatti, pare non aver superato il trauma di quella notte e continua a rivivere l’incubo ogni giorno che passa...
Pascal Laugier, classe 1971, è uno dei registi di punta del nuovo horror francese che nel primo decennio degli anni 2000 ha avuto un insperato successo, scioccando ed appassionando il pubblico di tutto il mondo. Il suo Martyrs (2008), crudissimo horror “mistico” ai limiti del torture porn (ben più del più chiacchierato e patinatissimo Hostel di Eli Roth, uscito qualche anno prima) fu acclamato dalla critica e incassò piuttosto bene, permettendo a Laugier il salto di qualità: il suo film successivo, I bambini di Cold Rock (The Tall Man, 2012) è stato infatti prodotto negli Stati Uniti.
Al suo secondo film americano (non è un regista molto prolifico: 4 lungometraggi in 15 anni) sembra trovare quello che ai suoi film precedenti, e a molto horror francese coevo (Alta Tensione, Inside - A l’intérieur, Frontiers per fare qualche esempio), è sempre mancato: una precisa ed ordinata coerenza visiva, oltre che del racconto. Prediligendo lo shock e l’effetto alla linearità della trama, spesso e volentieri il colpo di scena si imponeva sulla logica narrativa, costringendo lo spettatore a tripli salti mortali di sospensione dell’incredulità. Anche lo stile di ripresa, a metà tra il videoclip patinato e il filmino amatoriale, giovava (?) di un montaggio adrenalinico fino all’eccesso, risultando più caotico che efficace.
La cosa non si può dire di questo Ghostland (il titolo del romanzo fittizio di Beth sarà proprio Incident in a Ghostland): curatissimo nella messa in scena, di un’eleganza formale invidiabile, con un montaggio ritmato semplice ma finalmente efficace. Una “normalizzazione” che saprà di tradimento per i fan della prima ora, ma che aiuta il film in efficacia, senza ricorrere a espedienti formali. Il tutto, tra l’altro, senza scivolare nella patinatura di molti coevi prodotti made in U.S.A.: il suo non è, o almeno non vuole essere, un prodotto ad uso e consumo di teenager annoiati in vena di spaventi facili. Lo sguardo di Laugier sembra essersi allontanato, almeno stilisticamente, da Fulci (chiarissimo ispiratore del suo esordio Saint Ange, in parte affine a quest’ultimo suo lavoro) ed essersi assestato sull’horror americano degli ‘70: impossibile non vedere, oltre al più scontato L’ultima casa a sinistra di Craven, rimandi visivi allo stile sporco di un Tobe Hooper, The Texas Chainsaw Massacre (senza dimenticarsi del folle Quel Motel vicino alla palude o del più recente The Funhouse) in primis.
A deludere un po’, però, sono gli spaventi: in un film che riesce senza troppa fatica a creare un’atmosfera malsana ed inquietante, si fa ricorso troppo spesso al tipico meccanismo “compare qualcosa all’improvviso e la musica si alza di colpo”, metodo tanto efficace sul momento quanto poco raffinato e facile. Un po’ più di ricercatezza nello spavento avrebbe sicuramente giovato al film, che visivamente è ben più di un prodotto medio, elevandolo di livello. Al netto di un bell’uso spiazzante dei colpi di scena (che destrutturano temporalmente il racconto, rendendolo più vivo ed interessante) il film si riempie però di troppi sottotesti inutili:ci serve davvero sapere che il “passaggio all’età adulta” di Beth avviene in concomitanza con la messa in pericolo del suo nucleo familiare? E far conversare un’ormai adulta Beth con il fantasma di H.P. Lovecraft, oltre che vagamente ridicolo, non è anche poco utile allo sviluppo del personaggio e della storia? Da un autore sicuramente poco raffinato (e qui ripeto, ma è giusto: che passi avanti che ha fatto!) ma piuttosto intelligente (pur fine a se stesso, il puzzle di personaggi che componeva Martyrs ed il suo caotico cambio di prospettive era un interessante esercizio di stile) era lecito aspettarsi qualcosa in più. Ci troviamo invece con un horror piuttosto classico di buona fattura, ma senza quei guizzi che lo avrebbero reso ben più memorabile. Peccato. Cast così così, ma bella fotografia di Danny Nowak e musiche interessanti di Todd Bryanton.
Dove trovarlo:
LA CASA DELLE BAMBOLE (Ghostland)
USA/Francia 2018 colore, 91'
Regia: Pascal Laugier
Cast: Crystal Reed, Anastasia Phillips, Emilia Jones, Taylor Hickson

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