(di Daniele Giuliotti)

- I 5 CRITERI DI 'ULTIMA VISIONE"-
VOTO
VOTO
2
PERCHÈ VEDERLO
Se siete completisti di King, no matter what
PERCHÈ NON VEDERLO
Se siete completisti di King, no matter what
PERCHÈ NON VEDERLO
Se siete amanti di King, dell'horror o del cinema in generale
MOMENTO PERFETTO
Quando davvero pensate che davvero non ci siano modi migliori di passare tre ore della vostra vita
Quando davvero pensate che davvero non ci siano modi migliori di passare tre ore della vostra vita
FILM SIMILI
It - Capitolo I, It, Un qualsiasi horror di fascia medio bassa uscito negli ultimi 10 anni
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Che ci voglia un autore forte (De Palma, Kubrick, Cronenberg), o quantomeno un regista che sappia ben gestire la materia cinematografica (Mike Flannaghan, Tobe Hooper, Rob Reiner...) per rendere giustizia alla trasposizione delle pagine di Stephen King è cosa oramai arcinota. Scrittore denso, fluviale talora fino all’eccesso, simbolista e barocco, l’opera di traduzione dal libro alla sceneggiatura deve per forza, in qualche modo, diventare anche un tradimento della stessa: modificarne la forma, talora anche il contenuto, per mantenerne lo spirito. La materia è bollente ed in tanti, soprattutto negli ultimi anni dove sembra essere (ri)scoppiata una King mania, si sono scottati, se non proprio ustionati mortalmente.
Il primo It di un paio di anni fa (giusta e non necessariamente furba l’idea di farne due film distinti, data la mole della sorgente letteraria) modificava la forma (lo slittamento dagli anni ‘50 ritratti nel romanzo ai più familiari ed amati anni ‘80, con qualche buchino logico), timidamente, ma non riusciva a mantenerne intatto lo spirito di terrificante coming of age. Ma l’errore stava a monte, in tal caso: cercare di rendere un terrificante horror sui generis (sulla scia della fortunata e mediocre miniserie degli anni 90) quello che di base è sì un racconto del terrore, ma nella forma ben più complessa e “liquida” del romanzo di formazione: l’orribile Penniwise non dovrebbe far paura di per se, ma in quanto personificazione aliena delle paure più profonde di persone insicure, inscritte in un’epoca instabile e di passaggio.
Poteva il Capitolo Due invertire la rotta e correggere il tiro? La porzione di racconto analizzata è quella più rischiosa: niente più racconto di formazione, i perdenti ora sono adulti, i rapporti meno definiti, le paure meno precise. Muschietti, regista non particolarmente dotato, prosegue a testa bassa nella direzione del precedente, riuscendo però incredibilmente a tradire non solo il romanzo in se, ma anche il senso della precedente pellicola. Pennywise continua ad essere solo una terrificante presenza fine a se stessa, utile giusto per qualche jump scare (pochi, comunque), non assurgendo mai a metafora del Male né tantomeno a personificazione paradigmatica dei traumi e delle paure di chi lo combatte. L’horror, come sempre più spesso accade, perde la sua valenza politica e sociale, non scandaglia nel profondo di chi guarda: resta in superficie, tra una pacchianata digitale e un fiume di sangue, senza dare mai un senso allo shock che cerca di mostrare. Manca ogni tipo di catarsi, che può essere quieta e commovente (come nell’interessante Midsommar) come eccessiva e sanguinaria (come nel discusso ma meraviglioso pre-finale del Suspiria di Luca Guadagnino, che espande e deflagra l’originale di Argento), ma deve liberare lo spettatore. O lasciarlo con un dubbio, una paura, un’insicurezza. It non fa nulla di tutto ciò, non nel delirante e orribile finale come in nessuna delle precedenti sequenze “eccessive”, semplicemente perché, nella sua sterminata durata, non costruisce nulla. Resta tutto in superficie, tutto abbozzato, tutto luminoso ed evidente (quando non “sporcato” di una scrittura non certo impeccabile), luminoso come l’inadeguata e patinatissima fotografia (senza bisogno di finti e sgranati found footage rimando ai due esempi già citati prima: fotografie, entrambe, impeccabili ma densissime, sensate, fin diegetiche), evidente come la finzione dell’orrore, che l’abuso della CGI inevitabilmente visibile e demistificatoria.
Finzione ed artificialità laddove il romanzo pulsa, di sangue, carne, sesso: qui non si sente nulla, se non un tragico senso di fine, non metaforico ma palpabile ed evidente, di un genere e del suo senso più profondo. Peccato, davvero.
IT - CHAPTER II
USA 2019, Colore, 170'
Regia: Andrés Muschietti
Cast: James McAvoy, Jessica Chastain, Bill Hader, Bill Skarsgard.
USA 2019, Colore, 170'
Regia: Andrés Muschietti
Cast: James McAvoy, Jessica Chastain, Bill Hader, Bill Skarsgard.
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