(di Daniele Giuliotti)
-"I CINQUE CRITERI DI ULTIMA VISIONE"-
-"I CINQUE CRITERI DI ULTIMA VISIONE"-
VOTO
8
PERCHÈ VEDERLO
Se siete fan del romanzo d'origine o del cinema in costum. O semplicemente degli inguaribili romantici.
PERCHÈ NON VEDERLO
Se cercate azione o ritmi rapidi, beh, questo è il film sbagliato.
MOMENTO PERFETTO
Quando siete in vena di emozionarvi, senza ricatti emotivi
FILM SIMILI
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Adattare un classico della letteratura può essere un'arma a doppio taglio: se da un lato anche un adattamento impersonale e calligrafico potrebbe soddisfare senza troppi problemi pubblico e fan, dall'altro scontentare tutti, dal lettore affezionato al critico più distaccato, è un rischio in cui spesso si incappa. Quante volte guardando un adattamento da Shakespeare o Dickens (per citarne due molto amati dalla settima arte) ci siamo ritrovati a storcere il naso per le libertà che regista e sceneggiatori si erano di volta in volta presi o, ancor peggio, a pensare che magari un pochino più di personalità nella messa in scena avrebbe giovato alla resa complessiva dell'opera?
Greta Gerwig, attrice sulla cresta dell'onda da qualche anno e musa di Noah Baumbach, si prende tutti i rischi del caso accostandosi ad un classico senza tempo come Piccole Donne di Louisa May Alcott, opera fondamentale per la rappresentazione libera e realistica di figure femminili, finalmente tridimensionali ed interessanti come le loro controparti maschili. Un romanzo profondamente femminista (anche se ante-litteram) perfetto quindi per un'attrice da sempre in prima linea sul tema.
Qui il primo rischio: l'eccessiva politicizzazione di un romanzo che politico (sociale sì, profondamente) almeno nelle intenzioni non era avrebbe potuto far perdere il fuoco sulla vicenda umana, raffreddandola e metaforizzandola. Rischio evitato: la Gerwig, dopo un'esordio alla regia gradevole ma piuttosto poco originale, dimostra di avere le idee chiare, adatta con fedeltà e calore, senza fare del romanzo un nuovo manifesto, sinceramente non richiesto. Proprio così le peculiarità di queste quattro sorelle e la forza esplosiva (ed in anticipo sui tempi) della protagonista della vicenda, Josephine (interpretata meravigliosamente da Saoirse Ronan), rimangono intatte e finiscono per essere valorizzate al meglio. Il messaggio che traspare, che ci si attacca addosso, è quello dell'incontenibile forza delle donne, ma il film non scivola mai nel didascalismo più becero: tutto ci viene suggerito quasi spontaneamente dalle immagini, il film non urla mai, non ci costringe mai ad imparare lezioni aggiunte ad hoc.
Il secondo rischio è quello che colpisce di più, nel campo degli adattamenti: il calligrafismo, come suggerivo prima. Anche qui la Gerwig è abilissima nel mettere in scena il racconto con estrema fedeltà ma altrettanta personalità: se le vicende sono per lo più fedeli al romanzo d'origine (e al suo seguito Piccole donne crescono), non ci sembra mai di assistere ad una semplice "animazione" delle pagine stampate. Con un espediente semplice ma efficacissimo la regista gioca su più piani temporali, rendendo essenzialmente Piccole donne crescono una cornice del racconto d'origine: mischiando le linee temporali ed i romanzi, ci troviamo di fronte ad un film organico, vivo, che procede per somiglianze e ricordi e non, pedissequamente, in semplice ordine cronologico. Anche qui il pericolo di una gratuità dell'espediente è scongiurata con intelligenza: se in opere ben più blasonate il giocare con più timeline finiva per essere un banale mezzo per aumentare la tensione (o ancor peggio per cercare una legittimazione autoriale, vero Dunkirk?), qui tutto è così armonico che pensare il film con una diversa struttura temporale lo indebolirebbe, banalizzandolo.
Plauso numero uno: la fotografia di Yorick Le Saux, maestro poco conosciuto e troppo poco esaltato, è di una perfezione che fa quasi male. Bellissima e luminosissima, cosa assai rara per un film in costume, che non ha paura di risultare finta (in confronto a quella eccessiva ma filologicamente realistica nell'illumoinazione di La Favorita) pur di andare perfettamente a braccetto con i toni e gli umori del film. Una scelta azzardata ma vincente, che sarebbe giusto premiare, tanto più che anche a livello di movimenti di macchina si gioca sì di sottrazione, ma senza scivolare nel pericoloso anonimato. Una macchina da presa viva ed attenta, totalmente al servizio della storia.
Plauso numero due: in questo tipo di film si gioca un po' facile, forse, ma il cast che la Gerwig è riuscita a riunire è tanto sorprendente come nomi quanto perfetto nella resa finale. Dà un ruolo giusto e memorabile ad Emma Watson, spesso usata più per la sua fama che per il suo talento, regala a Meryl Streep un ruolo minore tanto "superfluo" quanto perfettamente caratterizzato (mi fa venire in mente, forse in modo un po' gratuito, quello di Al Pacino nell'ultimo Tarantino) e utilizza alla perfezione il volto sbarazzino ed ancora "in formazione" del sempre bravo Thimotheé Chalamet. Ma, sopratutto, ci dona tre interpretazioni da mascella a terra: la già citata Ronan, scoppiettante ed intensissima, una Laura Dern nel ruolo della madre da standing ovation ed una davvero sorprendente Florence Pugh, che dopo Lady Macbeth e Midsommar si dimostra attrice dal talento cristallino, che sicuramente ci regalerà altre performance memorabili.
In definitiva, se proprio si devono tirare delle somme: non siamo di fronte ad un capolavoro, ma non era nemmeno richiesto. Quello che abbiamo davanti è un film luminoso, emozionante, perfetto tanto nella traduzione in immagini di un romanzo così conosciuto (ed ampiamente già adattato) quanto in una messa in scena curatissima ma attenta a non strafare, lontano dagli svolazzi indie del film d'esordio di Greta Gerwig ed allo stesso tempo lontanissimo dal film in costume medio hollywoodiano. Non sarà Barry Lyndon di Kubrick o L'età dell'innocenza di Scorsese, ma è quel tipo di film che sarebbe bello vedere più spesso sui nostri schermi.
LITTLE WOMEN
USA 2019, Colore, 134'
Regia: Greta Gerwig
Cast: Saorise Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Thimotheé Chalament, Laura Dern, Meryl Streep, Bob Odernkik, Eliza Scanlen
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